Inondazioni a Bangkok

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 Foto della parrocchia di Saphanmai

 

Le immagini che appaiono nei media sono sconcertanti. L’acqua che scende dal Nord della Thailandia e va verso il mare, con un fronte di più di cento km, sta invadendo tutto. Ad un ritmo lento ma inarrestabile questo grande fiume conquista sempre nuove zone della città e non si può far altro che aspettare. Le notizie sono contrastanti: chi dice che il livello dell’acqua sarà soli di poche decine di cm, chi dice vari metri, ma entrambe le versioni sono vere. Tanta gente ha la casa circondata da 50 cm di acqua, se ha la fortuna di essere in una zona elevata, altri, che invece hanno il loro appartamento in zone più basse, o vicino ai canali, devono evacuare perché l’acqua invade, spesso, tutto il primo piano.

Tanta gente non accetta di andare nei centri di accoglienza preparati dal Governo, dove gli sfollati sono ammassati nelle aule delle scuole ancora chiuse, e preferisce vivere sui tetti delle case. Molti sono ancora isolati e, nell’impossibilità di procurarsi cibo e acqua potabile, aspettano di ricevere i sacchi di viveri che le organizzazioni umanitarie e il Governo forniscono loro.

Nella nostra zona di Saphanmai, in riva ad un canale di scolo dove centinaia di famiglie hanno costruito la loro casa su terreno che potremmo definire demaniale, tutto è provvisorio ed incerto. L’acqua che è arrivata dal Nord ha reso tutto inagibile, non c’è acqua potabile, l’elettricità è stata staccata, i servizi igienici sono inutilizzabile. Alcune famiglia insistono nello stare dove sono solo perché non sanno dove andare e la gente si accontenta di vivere nei pochi metri quadrati rimasti asciutti. Padre June, che si occupa della zona, ha già distribuito centinaia di sacchi di viveri per alleviare il disagio e dare una mano a questa pevera gente che ormai non può quasi più uscire di casa.

Le esigenze, in questa situazione, sono enormi e la Chiesa riesce a far fronte ai bisogni solo in minima parte. Centinaia di migliaia sono gli sfollati e per chi rimane nella proprie case, nelle zone inondate, c’è la difficoltà degli approvvigionamenti, i trasporti sono paralizzati, molte zone industriali sono sott’acqua e quindi non si lavora per cui non si riceve lo stipendio.

Si direbbe che l’orologio del tempo è tornato indietro di un centinaio di anni qui a Bangkok, la vita, ora, scorre ad un ritmo diverso, tutto è lento e complicato. In alcune zone il livello dell’acqua è sceso di qualche centimetro ma ci vorranno settimane, forse mesi, prima che la situazione si normalizzi, e intanto la gente si adatta, invece di prendere gli autobus sale sulle barche, compra gli stivaloni da pesca e fa lunghi percorsi a piedi per raggiungere casa.

In questi giorni c’è una pubblicità che appare spesso alla televisione e dice che i Thai hanno sperimentato più volte calamità naturali di questo genere, hanno sofferto, ma sempre ne sono usciti più forti di prima... speriamo!

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